Demone.
Sto lasciando che persino le mie parole prendano polvere.
Oramai son davvero ridotta all’ombra di me stessa.
Sto lasciando che persino le mie parole prendano polvere.
Oramai son davvero ridotta all’ombra di me stessa.
Basta ai pullman, alle deviazioni varie e agli orari assurdi.
Basta ai soliti litigi in famiglia per la mancanza di soldi.
Basta alle cene silenziose fatte in salotto da sola.
Basta pensieri tristi, basta a tutto ciò che mi rende malinconica.
‘Fanculo, stasera parto e ciao al mondo, per un mese non voglio più sapere nulla….
Voglio solo la mia pace estiva, quella che ti avvolge quando stai a guardare le stelle in campeggio, con le gambe sul tavolo, la birra tra le mani e la sigaretta che brucia lenta nel posacenere.
Voglio solo la mia pace estiva, quella che ti pervade quando chiudi gli occhi e ti addormenti ascoltando il fruscio del suo respiro.
Adios mundo, hasta el veinte de agosto. ;)
Molly
Avete presente quando, nel delirio della febbre, vi commuovete per qualsiasi cosa? Ecco.
Io ora vorrei averti qui al mio fianco, per riuscire ad addormentarmi sul tuo petto.
Basta andare in giro per casa in mutande e maglietta, sfumacchiare una Lucky Strike al mentolo e ascoltare i Three Days Grace con la finestra spalancata per ritrovare se stessi?
Beh, non so voi, ma per me è così.
Stasera ho voglia di scrivere, sì, anche se non ne ho motivo.
Non so nemmeno cosa pensare, né cosa dire. Vi è mai capitato di sentirvi completamente confusi ed in balia degli eventi?
Io in questo periodo non so più dove sbattere la testa, né dove voltarla per vedere una soluzione positiva. E’ tutto così piatto e monotono… non riesco più nemmeno a disegnare, e, cosa peggiore di tutte, a scrivere. Ho finito le parole. Non so più di cosa discutere, non so più far venire fuori qualcosa di bello dal nulla.
Non ho più ispirazione.
Mi sto facendo un po’ trascinare da tutto…
Vorrei solo che un qualcosa di fottutamente epico sconvolgesse la mia vita, in questo istante.
Stringo i denti. Mi preparo, affondando le unghie nella carne.
Sento un peso alla base del collo, e un ronzio insistente. Alle mie spalle, una voce mi chiede: « Sei pronta? ». No, non lo sono, vorrei rispondergli, non lo sono per niente; sto morendo di paura. Ma oramai è fatta.
Allora pronuncio un « sì » a mezza voce, e chiudo gli occhi. Mi sembra quasi di poter sentire l’ago farsi sempre più vicino…
Appena il tatuatore comincia il suo lavoro, però, mi trattengo a stento dallo scoppiare a ridere. Sospiro, sollevata. Il dolore è così poco che potrei sopportarlo per ore ed ore.
Ogni tanto qualche stilettata di pura sofferenza arriva, ma è solo per pochi istanti. Forse, penso, è solamente il dolore vissuto finora nella mia vita che si sta condensando, per permettere che sulla pelle non rimanga altro che il simbolo incancellabile di errori che mi hanno insegnato ad andare avanti.
E lentamente, il tatuaggio prende forma, mentre l’ansia si stempera dolcemente in quel ronzare continuo.
Dopo un’ora, sono impaziente di vedere il mio piccolo, nuovo compagno di viaggio: con un gioco di specchi, riesco a sbirciare dietro il collo e….meraviglia.
La mia X, in quel momento arrossata ai bordi, spicca sulla pelle, indelebile; un marchio, un segno, un significato profondo. La guardo orgogliosa, e in quel momento vorrei piangere di gioia.
Con il cuore gonfio ed il portafoglio un po’ meno, esco dal negozio e cammino, con un sorriso di pura felicità stampato sul viso mentre sento l’aria della notte rinfrescare la pelle irritata.
Sì. Sono felice. Fottutamente felice.
Ebbene sì; anche questa volta, come tutte le volte, ci ho provato ed ho fallito.
(No, nessun riferimento politico o che altro. Solo una nuova, solita delusione. )
Ma in fondo va bene così…
Perché non doveva essere, e non sarà.
Quindi stringiamo i denti, come al solito, e prepariamoci ai cambiamenti.
Domani capelli corti. Ma stavolta corti sul serio ;)
Un abbraccio a chi legge, miei cari. Ma sono cattiva, stasera, e non abbraccio chi non lo fa ;)
Molly
Dopo ore ed ore di studio di letteratura latina – stress! -, con Ennio e Livio Andronico che mi escono dalle orecchie (per essere fini), mi concedo una pausa. E torno qua, su questo Spaces, a cercare di svagarmi un po’.
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Che strano, questo autunno. Freddo, eppure non così tanto.
Terribile, sotto tutti gli aspetti possibili, eppure così dolcemente malinconico.
Felice, eppure triste.
E’ un autunno di controsensi, ecco.
Un po’ come questo Natale in arrivo… che, per la prima volta da quando ero bambina, sento avvicinarsi, anche se so che, grazie alla crisi, non mi lascerà regali sotto l’albero.
Vorrei che tutto andasse come voglio, ma è un pensiero troppo egoistico e troppo tendente all’utopia. E poi, sin da piccola, mi hanno insegnato che l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re. Ma continuo a sperare, nonostante tutto, che questo brutto, sporco mondo inizi a girare in un verso che, anche se non è quello giusto, perlomeno ci si avvicini.
Ok, divagazioni mentali terminate. Vi saluto, miei cari.
Un abbraccio a chi legge, e anche a chi non lo fa.
Buonanotte.
Molly
Non vogliamo fermarci.
Non ci fermiamo.
E voi?
Non ci fermerete.
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Molte scuole hanno occupato, qua a Milano. Chi non c’è riuscito, per un motivo o per un altro, ha tentato in qualche modo di protestare: o con autogestioni, o con l’organizzazione di cortei.
Ci hanno accusati di essere ragazzi poco seri, perché “i ragazzi veri sono a scuola a studiare; quelli che manifestano sono dei centri sociali o fuori corso.” (Cit. Presidente del Consiglio.)
Ci hanno accusato di essere dei pecoroni, pronti a seguire un capobranco. (Che non c’è, ma poco importa.)
Ci hanno accusato di essere dei “distruttori”.
Ma voi?
Fatevi delle domande.
Perché distruggiamo, blocchiamo la città, impediamo il regolare svolgimento della vita quotidiana?
Perché ci siamo stancati. E parecchio.
Quando il mondo è oramai assoggettato alle scenate vuote del Grande Fratello, per attirare l’opinione pubblica non servono dialoghi pacifici. Serve il disordine, il caos. Sì, certo, è vero: poi passiamo dalla parte del torto. Ma non possiamo continuare a seguire un profilo moderato/anonimo, fingendo che tutto vada bene e facendo credere a genitori, amici e parenti che la nostra cultura sarà perfetta ed assicurata anche in questa estrema condizione di tagli.
Anche perché, continuando a fare i bravi studenti, le manganellate le prendiamo lo stesso. Quindi, tanto vale prepararsi al peggio, stringere i denti e lottare. Sul serio.
E voi? Da che parte state?
MollyOneX
Let’s start a RIOT!
(Sì, lo so, lo so. Ho già pubblicato, oggi. Ah, ma che ci posso fare? Sono logorroica.)
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Ho paura.
Ho paura, perché non mi sono mai sentita così abbattuta in vita mia come questa settimana.
Oh, no, niente di grave (apparentemente).
Solo due anni di fatica, sudore, disordini e lotte buttati via, letteralmente dispersi come fumo al vento. Solo amici dalle mani fasciate, caschi ammaccati e capelli strappati da chi, normalmente, dovrebbe mantenere l’ordine. Solo grida al cielo, inutili quanto la pioggia al mare. Solo una ribellione, persa in partenza ma combattuta ugualmente, fatta di sogni utopisticamente ottimisti.
Ho paura, perché sento di dover iniziare a lottare con più forza. E so che, se davvero lo facessi, rischierei. Non solo la faccia. Sono stanca di aspettare che il mondo cambi le cose per me; ma per prendere in mano il mio destino, potrei morire. E non scherzo. Non posso scherzare, su questo.
Le nostre vite si stanno riducendo ad inutili, brevi passaggi in cui cercare di sopravvivere senza alzare la testa dal fango in cui siamo immersi. E noi? Non facciamo nulla per cambiare.
E allora, se è davvero così, non lamentiamoci. Ipocriti.